NO

alla neutralità
del borsello

SÌ ad una neutralità che si basa sulla solidarietà e su una politica di pace che previene i conflitti!

Il prossimo 27 settembre andremo a votare sull’iniziativa sulla neutralità dell’UDC. Sotto il pretesto di tutelare la neutralità svizzera, l’iniziativa intende impedire alla Confederazione d’imporre sanzioni contro regimi oppressivi e chi commette crimini di guerra. Il suo obiettivo è quello di sancire nella Costituzione la «neutralità armata e del borsello» : quel modello economico affermato che permette alla Svizzera di fare affari con tutte le parti in conflitto, finanziando così la macchine della guerra e i profitti bellici in tutto il mondo.

Organizzazioni per la pace
Josef Lang (Comitato GSse)
Pauline Schneider (Segretaria politica GSse)
Maria Ackermann (Presidente Friedensrat)
Agnes Hohl (Presidente Donne per la Pace)

Presidenza partiti nazionali
Lisa Mazzone (Presidente VERDI)
Mattea Meyer (Co-Presidente PS)

Ulteriori firmatarie e firmatari 

Gerhard Andrey (Consigliere nazionale VERDI)
Sibel Arslan (Consigliera nazionale VERDI)
Rudi Berli (Consigliere nazionale VERDI)
Noemi Buzzi (Segretaria politica GSsE)
Tom Cassee (Segretario generale PS Svizzera)
Clarence Chollet (Consigliera nazionale VERDI)
Martin R. Dean (Scrittore)
Linda De Ventura (Consigliera nazionale PS)
Monika Dommann (Storica)
Luzian Franzini (Segretario generale VERDI Svizzera)
Benoît Gaillard (Consigliere nazionale PS)
Elia Gerber (Segretario politico GSse)
Greta Gysin (Presidente frazione VERDI)
Mirjam Hostetmann (Presidente GISO Svizzera)
Pedro Lenz (Scrittore)
Ueli Mäder (Sociologo)
Samira Marti (Co-presidente frazione PS)
Sheldon Masseraz (Co-presidente Giovani Verdi Svizzera)
Fabian Molina (Consigliere nazionale PS)
Rayyân Rehouma (Segretario politico GSss)
Marionna Schlatter (Consigliera nazionale VERDI)
Anna-Béatrice Schmaltz (Consigliera nazionale VERDI)
Priska Seiler Graf (Consigliera nazionale PS)
Carlo Sommaruga (Consigliere agli Stati PS)
Peter Weishaupt (Direttore Friedensrat)

Perché è importante

È in gioco il volto della neutralità svizzera! Chiediamo che la Confederazione attui una neutralità che sia attiva e solidale. In concreto, ciò significa impegnarsi per un mondo più giusto, rafforzare il diritto internazionale e l’ONU, prendere sul serio il ruolo di Stato depositario delle Convenzioni di Ginevra e rinunciare all’esportazione di materiale bellico verso Stati che violano i diritti umani o conducono guerre contrarie al diritto internazionale. Solo così la Svizzera potrà assumere un ruolo positivo di mediatrice, nell’ottica di una risoluzione pacifica dei conflitti, e diventare un ponte per la pace e la giustizia. La neutralità non deve diventare uno scudo per l’isolazionismo nazionalista e il profitto!

Perché firmare?

Per dimostrare che un altro mondo è possibile: la Svizzera non può continuare semplicemente a fare affari mentre altrove vengono commessi crimini di guerra. Ogni firma contribuisce a costruire un’ampia alleanza per una neutralità che sta dalla parte della giustizia e della solidarietà e non per la complicità.

Appello: NO alla neutralità armata e del borsello !
Per una neutralità basata sulla solidarietà mondiale e una politica di pace!

La cosiddetta «Iniziativa sulla neutralità» dell’UDC prende di mira, in sostanza, le sanzioni economiche contro persone che commettono crimini di guerra e regimi oppressivi. Il suo obiettivo è di smantellare le poche barriere erette negli ultimi anni contro i profitti del commercio bellico, sia militare che civile.

La redditizia neutralità del borsello (ovvero fare profitto commerciando con tutte le parti coinvolte in un conflitto) con cui la Svizzera riempe i forzieri di guerra altrui ed alimenta gli ingranaggi bellici, va preservata come modello economico. A livello simbolico l’iniziativa si erge a bastione e «Salvaguardia della neutralità svizzera» ed intende, per la prima volta nella storia costituzionale del nostro Paese, iscrivere la neutralità, come scopo fine a sé stesso, nella Costituzione e sancirla come «armata».

Ciò si iscrive in una logica nazionalista e d’isolamento, proprio in un momento in cui interventi militare in solitaria sono ormai definitivamente superati, l’iniziativa intende invece renderlo ‘permanente’. Un’eventuale approvazione dell’iniziativa alimenterebbe ulteriormente la militarizzazione e il riarmo.

Un’eventuale integrazione dell’esercito svizzero nella NATO avrebbe conseguenze simili e metterebbe ben presto in discussione la neutralità svizzera nel suo complesso. Già solo essere compatibili con la NATO ha comportato un aumento esponenziale delle spese militari in Svizzera, senza rafforzare effettivamente la sicurezza a livello locale o globale.

La nostra alternativa deve essere un massiccio potenziamento dell’impegno svizzero a favore di un mondo più giusto e pacifico. Bisogna partire dal presupposto che la neutralità vada intesa in chiave solidale ed umanitaria e che ciò obblighi il paese a rafforzare il diritto internazionale e il ruolo dell’ONU. Tale convinzione è condivisa dalla popolazione svizzera, che nella stragrande maggioranza dei casi rimane sì fedele alla neutralità, ma ritiene anche che la Confederazione debba impegnarsi attivamente e in prima linea a favore dei principi dell’ONU.

Ciò include elementi che dovrebbero essere scontati, come l’adesione della Svizzera al Trattato per la proibizione delle armi nucleari, l’adempimento degli obblighi in quanto Stato depositario delle Convenzioni di Ginevra, una promozione attiva della pace o una politica climatica coerente.

Una neutralità improntata alla solidarietà globale e ad una politica di pace, consente di assumere un ruolo positivo di mediazione e di assistenza in caso di conflitti, ruolo che altri Stati non sono in grado di ricoprire.

Una politica di neutralità intesa in senso universalistico deve in primo luogo potenziare la cooperazione allo sviluppo e prevedere un’efficace responsabilità delle multinazionali, in quanto la Confederazione rappresenta un importante centro di commercio delle materie prime a livello globale. In secondo luogo avere una politica coerente in materia di sanzioni nei confronti di chi commette crimini di guerra e rinunciare all’esportazione d’armi, perlomeno verso tutti quegli Stati che scatenano guerre contrarie al diritto internazionale, che violano i diritti umani o che sono coinvolti in guerre civili.

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